VRF E TRAVI FREDDE: LE NUOVE FRONTIERE

RCI_11_15_VRF_AperturaVRF e travi fredde sono due tecnologie che rappresentano nei rispettivi campi di applicazione soluzioni ormai collaudate, ma non per questo prive di continue innovazioni. In particolare sul mercato VRF sono presenti oggi prodotti molto versatili e quasi universali, dotati anche di complementi “idronici”, che fanno immaginare una possibile connessione tra i due sistemi.

La migliore conoscenza e soprattutto la continua innovazione dei sistemi VRF ne stanno decretando la solida ascesa nel mondo HVAC. Allo stesso tempo, ma in modo più selettivo, anche le travi fredde stanno trovando sempre maggior impiego nella progettazione impiantistica e sono ormai una tecnologia collaudata per svariati tipologie di edifici.

A queste considerazioni si deve aggiungere l’elevata propensione dei due sistemi al risparmio energetico che unita a normative via via più stringenti, rendono prevedibile il proseguimento del loro successo tecnologico e commerciale.

Difatti, l’innovazione recente ha reso disponibili sul mercato versioni ancora più evolute di entrambi i sistemi, e a conferma di questo sviluppo sono apparsi sistemi VRF (figura 1) che, oltre alla climatizzazione, coniugano versioni “ibride” attraverso l’impiego di speciali moduli per la produzione di acqua calda, sia a bassa e sia ad alta temperatura, per riscaldamento o per usi sanitari e in un caso anche di acqua refrigerata per il raffrescamento. Ulteriori varianti utilizzano l’acqua dalle sorgenti idriche naturali per lo smaltimento del calore refluo al condensatore nel regime di condizionamento, o per fornire l’energia termica nel regime di riscaldamento a pompa di calore.

Fig. 1 - Nuovo sistema VRF SMMSe di Toshiba. Lo sforzo dei costruttori è quello di aumentare l’efficienza del sistema ai carichi parziali, che poi risultano quelli più utilizzati. In questo caso Toshiba, grazie all’impiego del nuovo compressore a doppia lama e al nuovo scambiatore dell’unità esterna, raggiunge valori di COP ai carichi parziali davvero ragguardevoli (fino a 6,44).

Fig. 1 – Nuovo sistema VRF SMMSe di Toshiba. Lo sforzo dei costruttori è quello di aumentare l’efficienza del sistema ai carichi parziali, che poi risultano quelli più utilizzati. In questo caso Toshiba, grazie all’impiego del nuovo compressore a doppia lama e al nuovo scambiatore dell’unità esterna, raggiunge valori di COP ai carichi parziali davvero ragguardevoli (fino a 6,44).

A propria volta, le travi fredde, sia nella versione passiva che attiva, si sono evolute in modelli più flessibili in grado di assicurare la climatizzazione estiva con temperature dell’acqua più elevate dei modelli precedenti e, viceversa, il riscaldamento invernale con temperature inferiori, oltre ad arricchirsi di dispositivi quali i sensori di presenza ed elementi di illuminazione. Nelle ultime versioni attive sono poi disponibili prodotti VAV dove, indipendentemente dalla portata e dunque dalla pressione, assicurano per ogni condizione di esercizio la diffusione ottimale dell’aria in ambiente. Viene così possibile impostare la portata d’aria in funzione delle esigenze di occupazione e di igiene ambientale (DCV, Demand Controlled Ventilation).

Le caratteristiche dei sistemi VRF

 

Il sistema VRF può essere installato praticamente ovunque. Le unità esterne VRF funzionano in modalità raffrescamento tra i -5 °C e +43 °C e in modalità riscaldamento tra i -20 °C e +24 °C di temperatura dell’aria esterna.

Sono altresì numerose le caratteristiche dei sistemi VRF che meritano di essere richiamate, data l’evoluzione e la diversificazione che li ha contraddistinti.

Nel seguito si riassumono soltanto le principali, risultando difficile elencare tutte le possibili varianti impiantistiche:

Il refrigerante utilizzato è ormai quasi esclusivamente l’R410A.

Il campo delle potenze frigorifere (per i sistemi a pompa di calore e a recupero di calore ad aria) si estende generalmente da 10 fino a circa 150 kWf, secondo i costruttori e i modelli, mentre è leggermente maggiore per riscaldamento, potendo raggiungere i 180 kWt. Questa gamma di potenze risponde bene ai requisiti di molteplici applicazioni nel settore civile, soprattutto piccoli e medi uffici, alberghi e motel, agenzie di banche, negozi ecc. Più contenute si rivelano invece le fasce di potenza dei sistemi ad acqua.

Il numero di unità interne collegabili a una singola sezione dipende dal costruttore e dal modello specifico di sistema: si va dalle 6 ­ 9 unità per i piccoli sistemi VRF residenziali fino alle 64 unità per le unità esterne di maggior potenza, nella versione a pompa di calore. Più ristretto è il campo consentito dai sistemi a recupero di calore che può andare, orientativamente, dalle 13 alle 40 unità interne per singola sezione esterna.

L’efficienza energetica sia in regime di climatizzazione estiva che di riscaldamento invernale ha raggiunto valori elevati, con EER che possono raggiungere e superare i 4 e COP che possono oltrepassare il valore di 4,5, a seconda dei modelli.

La regolazione della capacità frigorifera e di riscaldamento è effettuata con Inverter che varia la velocità del compressore (quest’ultimo di tipo scroll con motore a corrente continua) secondo la domanda, offrendo perciò un controllo pressoché continuo da circa il 30% fino ad oltre il 100% secondo i modelli.

I sistemi a recupero di calore sono del tipo a 3 tubi. Il refrigerante viene distribuito in tre stati diversi alle unità interne mediante tre linee frigorifere, anziché due come nei sistemi per solo freddo o a pompa di calore. Unico costruttore, Mitsubishi Electric, offre un sistema a recupero di calore a 2 tubi.

I sistemi VRF ad acqua, oltre a poter utilizzare acque di falda e di superficie, sono idonei   per l’applicazione in impianti ad anello d’acqua chiuso e in impianti geotermici.

Secondo i costruttori e i modelli di unità interne ed esterne, la regolazione può andare da soluzioni di grande semplicità e intuitività d’uso fino a sistemi di supervisione complessi e ricchi di funzioni per edifici di grande dimensione, integrabili in sistemi BMS. Sono disponibili sistemi di controllo remoto semplificati, con e senza fili, capaci di mantenere la gestione di un numero limitato di unità interne, ad es. fino a 16, e inoltre controlli centralizzati di singolo gruppo e di più gruppi. Controlli centralizzati web server sono pure correntemente disponibili per consentire la gestione tramite Internet.

 

I componenti “idronici” dei sistemi VRF

 

Viste le diverse possibilità di recupero/trasferimento di calore dei sistemi VRF tra i diversi circuiti, quasi tutti i produttori hanno dotato i loro sistemi di una parte (modulo) idronica in grado di poter trasferire (o recuperare) il calore dalle linee del fluido refrigerante a distinti circuiti ad acqua.

Con questi sistemi “ibridi”, in quanto dotati di un modulo idronico collegato al sistema VRF, di norma è possibile produrre acqua calda per riscaldamento o per la distribuzione di acqua calda sanitaria. Nelle ultime recenti evoluzioni è possibile anche fornire acqua refrigerata.

In questo modo i sistemi ibridi VRF si candidano, oltre a poter sostituire gli impianti di riscaldamento centralizzati tradizionali (retrofit), anche per offrire una soluzione globale di climatizzazione degli edifici.

I moduli idronici presenti sul mercato vanno dalla soluzione integrata di Daikin della gamma VRV IV, dove l’opzione del modulo HXY (HXHD-A per alte temperature, figura 2) è in grado di produrre acqua calda/fredda da nell’intervallo da +5 a +45°C con temperature dell’aria esterna da -20 (10 in raffrescamento) a +24 (43 in raffrescamento) °C, ai moduli Hydro Kit della serie Multi V III o Multi V Water II di LG Electronics (figura 3) anch’essi in grado di assicurare il riscaldamento a pavimento o con radiatori, l’alimentazione alle batterie idroniche delle UTA e la produzione di acqua calda sanitaria. I costi per i consumi di energia di queste soluzioni di energia possono ridursi ulteriormente utilizzando unità esterne a recupero di calore e inviando ai moduli idronici il calore di condensazione durante il funzionamento in raffreddamento delle unità interne.

Fig. 3 - Unità idronica Hydro box di LG Electronics. I sistemi VRF si stanno arricchendo via via di nuovi accessori come le unità idroniche in grado di trasferire calore dal circuito del refrigerante a differenti utenze che utilizzano l’acqua come fluido vettore.

Fig. 3 – Unità idronica Hydro box di LG Electronics. I sistemi VRF si stanno arricchendo via via di nuovi accessori come le unità idroniche in grado di trasferire calore dal circuito del refrigerante a differenti utenze che utilizzano l’acqua come fluido vettore.

Fig. 2 -  Il modulo idronico HXHD-A (ad alta temperatura) di Daikin consente al sistema VRF di produrre acqua calda per usi sanitari, riscaldamento ed è eventualmente in grado di alimentare le batterie di scambio termico delle UTA.

Fig. 2 – Il modulo idronico HXHD-A (ad alta temperatura) di Daikin consente al sistema VRF di produrre acqua calda per usi sanitari, riscaldamento ed è eventualmente in grado di alimentare le batterie di scambio termico delle UTA.

 

In questo contesto va certamente segnalato il nuovo modulo idronico Hybrid di Mitsubishi Electric, un sistema a due tubi per il raffrescamento e riscaldamento simultaneo con recupero di calore. Il modulo Hybrid City Multi è composto da un’unità esterna della serie City Multi e dall’innovativo distributore Hybrid BC che permette di utilizzare il gas refrigerante ed acqua come fluidi vettore di calore. L’acqua riscaldata o raffreddata viene dirottata verso le unità interne (figura 4). Ogni unità interna potrà quindi essere utilizzata in modo indipendente per riscaldare o raffrescare. In questo modo, attraverso la tecnologia a recupero R2, il calore sottratto ai locali da raffreddare viene utilizzato per riscaldare gli ambienti che ne fanno richiesta.

 Fig. 4 -  Certamente innovativo il sistema Hybrid di Mitsubishi Electric, un sistema a due tubi per il raffrescamento e riscaldamento simultaneo con recupero di calore. L’innovativo distributore Hybrid BC permette di utilizzare il gas refrigerante ed acqua come fluidi vettore di calore. Qui la vera innovazione è la produzione di acqua refrigerata da un impianto VRF, in grado di alimentare in raffrescamento terminali idronici come fan coil ed forse, in futuro, le Travi Fredde.

Fig. 4 – Certamente innovativo il sistema Hybrid di Mitsubishi Electric, un sistema a due tubi per il raffrescamento e riscaldamento simultaneo con recupero di calore. L’innovativo distributore Hybrid BC permette di utilizzare il gas refrigerante ed acqua come fluidi vettore di calore. Qui la vera innovazione è la produzione di acqua refrigerata da un impianto VRF, in grado di alimentare in raffrescamento terminali idronici come fan coil ed forse, in futuro, le Travi Fredde.

Il sistema dovrebbe consentire un risparmio energetico fino al 40% grazie al sistema di recupero di calore e una diminuzione del volume di gas refrigerante fino al 45%.

Queste nuove evoluzioni fanno ipotizzare che in futuro non troppo remoto i sistemi VRF con moduli idronici possano essere impiegati per alimentare le unita terminali a travi fredde che utilizzano appunto acqua refrigerata a 12-14 °C o in riscaldamento a 30/40 °C.

 

Le unità interne

 

I modelli più diffusi comprendono unità pensili a soffitto e a parete, unità a pavimento, in vista e ad incasso, unità “cassette” a 1, 2 e 4 vie, ed anche con diffusione a 360°, unità da incasso in controsoffitto a bassa, media e alta prevalenza, unità di trattamento d’aria esterna e recuperatori di calore. Le unità interne canalizzabili permettono di utilizzare diffusori ad alta induzione per una diffusione dell’aria senza correnti. Sono anch’esse realizzate in vari modelli, alcuni di altezza molto ridotta, con prevalenza del ventilatore compresa tra 30 e oltre 200 Pa.

Il campo di potenza delle unità interne è compreso tra 2 e circa 30 kW, per condizionamento e riscaldamento, mentre le portate d’aria possono andare da 130 a 1200 l/s, rispettivamente. L’aspetto relativo all’inserimento negli spazi climatizzati dei sistemi VRF permette così una varietà di unità interne capaci di soddisfare esigenze anche molto diverse, tra residenziali e del terziario. Si tratta di apparecchi caratterizzati da soluzioni di design per far fronte ad esigenze applicative differenziate, offerti in numerosi modelli che coprono un’ampia gamma di potenze e portate d’aria, oltre ad offrire livelli sonori contenuti.

 

Quali applicazioni

 

I sistemi VRF trovano la destinazione prevalente nel settore civile: uffici, alberghi, centri commerciali, banche, negozi, show room, gallerie d’arte e simili. A questo riguardo esiste una sostanziale identità di applicazione con le travi fredde, come si può constatare. Ai sistemi VRF si riconosce unanimemente la capacità di rispondere ai limiti architettonici e strutturali posti dalle ristrutturazioni, che infatti rappresentano un terreno molto favorevole per la loro applicazione. Per contro, una limitazione è l’impossibilità di trattare ampi spazi senza sacrificare le caratteristiche architettoniche dei soffitti, come per le hall di alberghi, sale conferenza, ecc. Sotto tale aspetto i sistemi VRF si dimostrano assai più adatti alla climatizzazione di edifici modulari, quali soprattutto uffici e alberghi, che di grandi strutture come sale cinematografiche e teatrali, spazi aeroportuali, ecc.

 

Pro e contro dei VRF

 

I vantaggi dei sistemi VRF sono ormai riconosciuti e confermati dall’atteggiamento del mercato, che ne stima le caratteristiche positive come la facilità di installazione, il minor ingombro, la flessibilità di progettazione (spazi) e di gestione (freddo/caldo), il risparmio energetico (recupero di calore), la silenziosità, fino alla modularità dei sistemi, e altre ancora.

Inoltre consentano la contabilizzazione/ripartizione dei consumi di energia, oltre alla capacità di gestire gli impianti via internet

Due comunque si rivelano i requisiti positivi di maggior valore: la disponibilità di versioni a recupero di calore che, nei casi idonei, possono realizzare notevoli risparmi di energia in funzionamento, e la ripartizione dei consumi di energia.

Più articolato appare invece il quadro dei limiti: si segnala l’impossibilità pratica del free ­ cooling, la difficoltà di gestione dei ricambi d’aria esterna e in parte dell’umidità, le esigenze di manutenzione che aumentano proporzionalmente con il numero di unità esterne e interne; la quantità di carica di refrigerante che aumenta con l’espandersi dell’impianto e quindi l’estendersi delle linee frigorifere.

Da non sottovalutare poi il fatto che si tratta di sistemi “chiusi” dove ogni variazione o espansione nel corso del tempo deve essere fatta con materiali e componenti disponibili dal costruttore di origine.

Le caratteristiche dei sistemi a travi fredde

 

Le travi fredde nella versione attiva sono realizzate in modelli a 2 o 4 tubi, comprensive di un sistema di diffusione dell’aria primaria di ventilazione. Si uniscono pertanto in un unico apparecchio due funzioni, quella di ventilazione e quella di raffreddamento.

La loro caratteristica determinante ai fini del risparmio di energia è il funzionamento con temperature dell’acqua refrigerata relativamente alte in estate e con temperature dell’acqua calda relativamente basse in inverno. Tali condizioni favoriscono di gran lunga l’impiego di pompe di calore reversibili per le unità a 2 tubi e di gruppi frigoriferi polivalenti per le unità a 4 tubi. In tali condizioni di funzionamento, queste macchine producono infatti valori di efficienza molto elevati, con riduzioni proporzionali dei consumi di energia e dei costi di gestione. Il trattamento del carico latente viene interamente demandato all’aria primaria di ventilazione. Un aspetto particolare riguarda la regolazione, che può prevedere un sistema di protezione anticondensa. Inoltre i modelli più recenti possono essere dotati di sensori di presenza persone in ambiente e incorporare elementi di illuminazione. Esse quindi oggi competono, oltre che con gli impianti idronici a ventilconvettori con aria primaria, con i sistemi VRF.  I loro punti di forza possono suddividersi in tre diverse categorie:

–  positivo inserimento architettonico nei locali occupati;

–  risparmi energetici per il funzionamento delle pompe di calore e dei gruppi refrigeratori;

– condizioni di comfort ottimali, in particolare per ciò che riguarda il livello sonoro, la diffusione dell’aria e la salubrità dell’ambiente in cui vengono installate.

 

Risparmi energetici

 

Le caratteristiche tecnologiche delle unità terminali raffreddanti permettono temperature in ingresso dell’acqua raffreddata comprese tra i 12 e i 18 °C (14 °C è il valore medio indicato) con una temperatura di ritorno aumentata di circa 2 a 3 °C. La temperatura superficiale della trave è in genere 4 – 5 °C più alta della temperatura dell’acqua in ingresso. È importante comunque, che la temperatura di tutta la superficie sia mantenuta almeno 1 °C sopra la temperatura del punto di rugiada dell’aria ambiente.

Il funzionamento delle Travi Fredde richiede due condizioni caratteristiche alle pompe di calore e ai gruppi frigoriferi, entrambe portatrici di risparmi energetici:

­ bassa temperatura di condensazione nel funzionamento della pompa di calore in regime di riscaldamento invernale (in sostanza, bassa temperatura dell’acqua calda erogata)

­ alta temperatura di evaporazione della stessa gruppo frigorifero, nel funzionamento in refrigerazione estiva (alta temperatura dell’acqua refrigerata erogata),

Orientativamente, una moderna pompa di calore aria ­ acqua può erogare un COP intorno a 4 quando alimentata con aria esterna a 7 °C B.S., con produzione di acqua a 35 °C e ritorno a 30 °C. La stessa macchina, se reversibile, in regime estivo può offrire un EER di 3,4 quando alimentata con aria esterna a 35 °C con produzione di acqua refrigerata a 18 °C e ritorno a 23 °C. Naturalmente tali valori aumentano e diminuiscono all’aumentare e al diminuire rispettivamente, della temperatura esterna. In aggiunta, i sistemi con Travi Fredde possono funzionare con cicli di free cooling con aria esterna con un sostanziale guadagno energetico. Una ulteriore fonte di risparmio energetico è costituita dalla capacità di movimentare per effetto induttivo circa 4 – 5 volte il volume di aria primaria immessa nella trave. Questo meccanismo permette di utilizzare unità di trattamento d’aria dotate di ventilatori di mandata e ripresa di dimensioni minori rispetto ad altri tipi di diffusori

 

Quali applicazioni

 

Le travi fredde sono realizzate per installazioni a vista o integrate nei controsoffitti, secondo i modelli, e offrono quindi una serie di opzioni che permette di ottenere interessanti risultati stilistici. Esse consentono di realizzare elementi continui per neutralizzare rientrate e cessioni di calore da estese superfici vetrate, possono essere installate per file parallele, in grado perciò di neutralizzare i carichi termici anche di locali molto ampi.

Le travi raffreddanti attive sono di norma bidirezionali, in quanto immettono l’aria in due distinte direzioni, e vengono posizionate direttamente sopra le aree di lavoro, utilizzando in presenza di discontinuità strutturali modelli asimmetrici, disposti a distanze minime precauzionali.

Per questa ragione, oltre che negli uffici modulari le Travi Fredde possono essere installate in ampi spazi interni di edifici.

Le travi raffreddanti attive unidirezionali trovano invece consueta applicazione:

– nelle camere degli hotel, preferibilmente sopra il letto o diversamente sopra la finestra;

– nelle camere degli ospedali, anche qui preferibilmente sopra il letto o lungo le pareti laterali o parallele ai muri esterni.

In generale, le travi fredde sono idonee per ambienti con affollamento moderato e dedicati ad attività sedentarie o espositive.  Presentano invece dei limiti per il controllo dei carichi latenti elevati o con ampie variazioni nel corso della giornata. Sono utilizzate quindi correntemente in edifici per uffici, istituti bancari, biblioteche, show room, strutture sanitarie ecc.

 

Pro e contro delle travi fredde

 

Alla base delle recenti fortune delle travi fredde vi è sicuramente la differente capacità tra l’aria e l’acqua di poter trasportare e diffondere energia termica, rapporto che ragionevolmente si può stimare in proporzione di 800:1 per carico termico raffreddante per metro cubo di fluido vettore.

Detto questo, nessun impianto è in grado di rispondere in modo ottimale a tutti i requisiti che possono presentarsi nella grande varietà di applicazioni che si riscontrano nella realtà. E anche le travi fredde presentano dei limiti che devono essere conosciuti. Esse rispondono bene per installazione in locali con soffitti di altezza fino a 3,0 – 3,5 metri, oltre invece il loro impiego non è consigliabile. Neppure in ambienti che richiedono un numero sensibile di ricambi d’aria, quali mense e locali in genere molto affollati che impongono elevate portate d’aria primaria, le travi fredde risultano idonee. I carichi termici per metro quadro di superficie utile degli ambienti da climatizzare non dovrebbero superare i 100­120   watt/m2, come limite superiore. A propria volta, i carichi latenti non dovrebbero avere ampie variazioni durante l’arco della giornata per i rischi legati alla formazione di condensa in seguito a variazioni nel valore del punto di rugiada.

Va osservato, inoltre, che oggi la maggior efficienza degli edifici sposta la richiesta raffreddante verso valori minori di carico specifico (50-60 watt/m2), consentendo cosi alle travi fredde di divenire molto performanti e competitive verso gli altri sistemi di climatizzazione.

Nella sostanza, le travi fredde sono idonee per la climatizzazione di ambienti di caratteristiche geometriche normali, di altezza standard, con moderati affollamenti e carichi termici ambiente contenuti. Le travi fredde sono apparecchiature statiche che non richiedono alcuna manutenzione, se non la semplice pulizia della batteria. Filtrazione dell’aria e gestione dei carichi latenti sono interamente demandate alla unità di trattamento d’aria. Tale soluzione significa eliminare dagli ambienti le bacinelle per la raccolta dell’acqua di condensa e i filtri, limitando il rischio   di colture batteriche e accumuli di componenti allergenici. L’elevato standard di igienicità è peraltro accreditato dal crescente numero cli installazioni in campo ospedaliero

 

Ultime novità

 

Di recente sono state sviluppate nuove e più avanzate tipologie di Travi Fredde che consentono di ottimizzare la gestione di ventilazione, raffrescamento, riscaldamento e illuminazione attraverso l’utilizzo di sensori di presenza nelle singole postazioni.

Le nuove travi fredde, come la WEGA II di Flakt Woods (figura 5), dispongono di una logica di funzionamento del tipo Demand Controlled Ventilation (DCV), ovvero un controllo dell’occupazione degli ambienti in modo da fornire in ogni istante solo l’energia necessaria.

Fig. 5 -  La nuova trave fredda attiva WEGA II di Flakt Woods.

Fig. 5 – La nuova trave fredda attiva WEGA II di Flakt Woods.

La portata d’aria primaria è modulata abbinando alla trave la tecnologia VAV (portata d’aria variabile), gestita da un sensore di presenza.

La trave lavora a regime per tutto il periodo in cui l’utenza risulta presente, mentre, in assenza di domanda di ventilazione, la portata d’aria in ingresso viene automaticamente ridotta al minimo dopo un periodo di tempo predeterminato. Ciò permette grandi risparmi, specie in accoppiamento con unità di trattamento con ventilatori centrifughi gestiti da inverter. In questo caso la potenza varia proporzionalmente al cubo della portata, per cui anche minime variazioni di essa comportano sensibili risparmi cli energia.

Un’altra soluzione più orientata al design e alla praticità è quella proposta da Trox con il modello DID-SB (SMART BEAM, figura 6), che incorpora in un’unica unità multifunzione la tecnologia che sarebbe altrimenti suddivisa in diversi elementi: diffusori, luci, sprinkler, altoparlanti.

Nella trave fredda DID-SB, l’aria è indotta attraverso due scambiatori di calore collocati nella camera d’aria primaria. L’aria viene quindi riscaldata o raffrescata nello scambiatore di calore, miscelata con l’aria primaria e poi diffusa orizzontalmente sfruttando l’effetto Coanda, garantendo massimo comfort senza fastidiose correnti d’aria.

Fig. 6 - Le unità terminali a vista, come le travi fredde stanno diventano sempre più multifunzionali e di design, come l’unità DID-SB di Trox. Qui troviamo integrati diversi elementi: diffusori, luci, sprinkler, altoparlanti.

Fig. 6 – Le unità terminali a vista, come le travi fredde stanno diventano sempre più multifunzionali e di design, come l’unità DID-SB di Trox. Qui troviamo integrati diversi elementi: diffusori, luci, sprinkler, altoparlanti.

Conclusioni

 

Sebbene concettualmente e costruttivamente molto differenti, i sistemi VRF e a Travi Fredde competono per gran parte nelle medesime realtà edilizie. Rappresentano perciò due alternative altrettanto valide per il raggiungimento di condizioni di benessere certamente soddisfacenti unite ad apprezzabili risparmi di energia nel funzionamento.

Fino a qui le condizioni attuali, viceversa i recenti sviluppi della tecnologia idronica dei VRF permette di scommettere in futuro su una loro possibile sinergia.

 

di Luca ferrari

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