La distribuzione e il trattamento dell’acqua in Italia

distribuzione e trattamento dell’acqua

L’Istat ha recentemente divulgato l’edizione 2023 del Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), che presenta l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese.

L’Agenda 2030 è un programma dell’Onu che ha stabilito diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile (i Goal), articolati in 169 target. Ognuno di essi è accompagnato da indicatori affinché, anno dopo anno, se ne segua il processo di conseguimento, a livello globale e nazionale. La sezione del Rapporto Istat dedicata al Goal “Acqua pulita e servizi igienicosanitari” contiene, in particolare, gli ultimi dati disponibili sulle reti di distribuzione dell’acqua potabile e sui servizi di raccolta e trattamento delle acque reflue in Italia.

L’Istat mette innanzitutto in rilievo il notevole volume di acqua prelevato per l’uso potabile in Italia: nel 2020 è stato di 9,19 miliardi di metri cubi (422 litri per abitante al giorno), confermando l’Italia, ormai da oltre un ventennio, al primo posto tra i Paesi Ue per la quantità, in valore assoluto, di acqua dolce prelevata per uso potabile da corpi idrici superficiali o sotterranei.

In termini pro capite, il nostro Paese, con 155 metri cubi annui per abitante, si colloca in seconda posizione in Europa, preceduto solo dalla Grecia, con 158 m3. Il maggiore prelievo si rileva nel distretto idrografico del Fiume Po (2,80 miliardi di metri cubi, 30,5% del totale nazionale) e, tra le regioni, in Lombardia (1,44 miliardi di metri cubi; 15,6%).

Nel 2020 – continua l’Istat – nelle reti comunali di distribuzione sono stati erogati agli utenti finali complessivamente 4,7 miliardi di metri cubi di acqua per usi autorizzati (215 litri per abitante al giorno), a fronte di 8,1 miliardi di metri cubi immessi in rete. L’erogazione giornaliera pro capite è più alta al Nord, con il massimo nel Nord-Ovest (253 litri per abitante al giorno) e nel distretto idrografico del Fiume Po (241), con il massimo regionale in Valle d’Aosta (438). Nelle Isole si ha il minor volume (186 litri), ma i minimi regionali sono raggiunti in Umbria (166) e in Puglia (155).

In base ai dati Istat, persistono però condizioni di criticità nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile. L’efficienza della rete di distribuzione (cioè la quota del volume immesso in rete che è erogata agli utenti finali) nel 2020 è stata del 57,8% (58,0% nel 2018), confermando problematicità dovute principalmente alle perdite fisiche.

Rispetto al 2018, l’efficienza si è ridotta in 14 regioni su 21 e 5 distretti idrografici su 7. In nove regioni, l’efficienza è inferiore al 55%, mentre in quasi una regione su quattro supera il 65%. Le maggiori criticità riguardano le aree del Centro e del Mezzogiorno, ricadenti nei distretti idrografici della fascia appennina e insulare. Quasi una provincia o città metropolitana su due presenta un livello di efficienza inferiore alla media nazionale. Inoltre, nel 2021, in 15 dei 109 comuni capoluogo di provincia e città metropolitana sono state adottate misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile (+4 comuni rispetto al 2020).

Per molti anni, il razionamento è stato una esclusiva prerogativa dei capoluoghi del Mezzogiorno, ma nel 2021 ha riguardato anche un capoluogo del Nord (non accadeva dal 2010) e uno del Centro (dal 2018). Nel 2022, il 9,7% delle famiglie lamenta irregolarità nel servizio di distribuzione dell’acqua nelle loro abitazioni, dato pressoché stabile nell’ultimo triennio (era il 9,4% nel 2021). Sono interessate dal problema quasi 2,5 milioni di famiglie; di queste 1,7 milioni (circa il 70%) risiedono nel Mezzogiorno.

Per quanto riguarda il servizio pubblico di fognatura comunale, il Rapporto rivela che, nel 2020, circa 9 abitanti su 10 sono allacciati alla rete fognaria pubblica, indipendentemente dalla disponibilità di impianti di trattamento successivi; quindi 6,7 milioni di abitanti non sono serviti da tale rete. L’area con la maggiore copertura del servizio pubblico di fognatura è il Nord-Ovest (94,4%). La copertura più bassa si raggiunge nelle Isole (81,5%), valore sul quale pesa il dato della Sicilia (77,2%); la copertura è inferiore all’80% anche in Veneto (79,0%).

Nel 2020, il servizio pubblico di depurazione delle acque reflue urbane – rileva inoltre l’Istat – è garantito da 18.042 impianti di depurazione, di cui 10.165 effettuano trattamenti di tipo primario o parziale. Il servizio è del tutto assente in 296 comuni (201 dei quali nel Mezzogiorno), dove risiedono 1,3 milioni di abitanti. Il carico inquinante medio di natura organica biodegradabile effettivamente confluito negli impianti si attesta a circa 67 milioni di abitanti equivalenti totali, di cui il 94,4% è trattato da impianti di tipo secondario e avanzato.

Prendendo in considerazione gli oltre duemila impianti con trattamento di tipo avanzato, il volume di reflui caratterizzati da un elevato livello di qualità ammonta a circa 4 miliardi di metri cubi. Di contro – lamenta il Rapporto – le pratiche di riutilizzo effettivamente implementate in accordo con l’attuale normativa nazionale (D.M. 185/2003) risultano molto limitate con percentuali, rispetto alla disponibilità complessiva, al di sotto del 5%; nonostante che un maggiore ricorso a tali pratiche risponderebbe anche all’esigenza di tutela dello stato qualiquantitativo della risorsa idrica, contribuendo a ridurre il prelievo di acqua primaria.