Un bilancio della transizione energetica

L’Analisi trimestrale del Sistema Energetico Italiano, realizzata dall’Enea, evidenzia un netto peggioramento dell’indice Ispred, ideato dallo stesso Ente per misurare i progressi compiuti dalla transizione energetica nel nostro Paese, sulla base di sicurezza del sistema, prezzi dell’energia e decarbonizzazione.

Nel terzo trimestre del 2021, l’indice della transizione energetica Ispred – si legge nell’Analisi – risulta in calo sia rispetto al trimestre precedente (-11%) sia rispetto al terzo trimestre 2020 (-35%), attestandosi su un valore di poco superiore a 0,4, laddove per gran parte del 2020 l’indice si collocava su valori superiori a 0,6, a seguito di miglioramenti evidentemente legati alla congiuntura eccezionale che ha caratterizzato l’anno scorso.

Il forte calo dell’Ispred rispetto a un anno fa – sottolinea l’analisi – è legato a peggioramenti in tutte e tre le sue dimensioni, ma anche in questo trimestre è guidato in primo luogo dalla dimensione decarbonizzazione, il cui indice sintetico ha perso il 60% rispetto al terzo trimestre 2020. In Italia, dopo gli aumenti nei due ultimi trimestri, nei primi 9 mesi dell’anno è stata recuperata la metà delle emissioni di CO2 “perse” nel 2020, un dato per la gran parte attribuibile ai settori non-ETS, che hanno recuperato i 2/3 delle emissioni perse nel 2020, mentre nei settori ETS tale quota è inferiore a 1/5. Questi dati, combinati con l’innalzamento degli obiettivi 2030 di riduzione delle emissioni deciso in sede UE (-55% rispetto al 1990), fanno sì che la traiettoria italiana risulti ora in deciso allontanamento dalla traiettoria di decarbonizzazione coerente con gli obiettivi.

Per quanto riguarda i prezzi, l’Analisi mette in luce la forte accelerazione sui mercati all’ingrosso, fino a nuovi picchi storici del gas (+85% nel III trimestre sul trimestre precedente, +430% sul terzo trimestre 2020) e dell’elettricità (+67% e +194% rispettivamente, con un aumento superiore a quello degli altri paesi UE).

Sebbene questi aumenti siano arrivati solo in parte sulle bollette dei consumatori finali, grazie agli interventi eccezionali di sterilizzazione decisi dal Governo, nella seconda metà dell’anno i prezzi del gas sono superiori di oltre il 40% rispetto al 2020 per i consumatori domestici e di circa il 100% per le imprese. Nel caso dell’elettricità, i prezzi sono superiori di quasi il 50% per i consumatori domestici e di oltre il 50% per le imprese, ai massimi per tutte le fasce di consumo.

L’Analisi evidenzia, inoltre, un incremento dell’utilizzo delle fonti fossili: nei primi nove mesi del 2021 i consumi di energia sono cresciuti del 9% (+10 Mtep) prevalentemente per la domanda di petrolio (+10%, pari a +3,5 Mtep) legata alla ripresa del traffico stradale (+9%) e aereo (+22%);  i consumi di gas naturale sono aumentati del 7% (+3 Mtep circa), quelli di carbone del 10% (+0,4 Mtep), le rinnovabili dell’1,5% (+0,3 Mtep), mentre le importazioni di energia elettrica registrano un balzo del 66% (+3 Mtep).

In particolare, nella generazione elettrica si registra una notevole ripresa dell’utilizzo del carbone, sia nel III trimestre (+25%) che nei primi nove mesi dell’anno (+10%), mentre il gas naturale registra un +2% sui nove mesi ma un brusco calo nel terzo trimestre (-8%) penalizzato dal forte incremento dei prezzi. Sostanzialmente stabili le rinnovabili, invariate nel trimestre e in lieve aumento (+1%) nei nove mesi.

Le emissioni di CO2 del sistema energetico nazionale nel III trimestre del 2021 – rileva l’Analisi –  sono stimate in aumento di oltre il 3% in termini tendenziali, un dato coerente con l’incremento tendenziale delle sole fonti fossili. Il dato è legato quasi esclusivamente alla ripresa dei consumi nel settore dei trasporti, mentre sono minori i contributi di civile e industria, comunque positivi. Sono invece in riduzione, sia pure marginale, le emissioni della generazione elettrica.

Complessivamente nei primi nove mesi del 2021 le emissioni sono in aumento tendenziale superiore al 7% (per il forte rimbalzo del II trimestre), ma restano ancora inferiori rispetto allo stesso periodo 2019 (-7%). Circa il 60% di tale ripresa è imputabile ai trasporti, un quarto circa al civile, oltre il 10% alla ripresa dei consumi per le attività produttive, è invece marginale il contributo della generazione elettrica.

Per l’insieme del 2021 l’Enea prevede che l’aumento delle emissioni dovrebbe risultare leggermente inferiore a quello dei consumi di energia, grazie all’aumento delle importazioni di elettricità. Si prevede dunque una riduzione solo marginale dell’intensità carbonica dell’energia.

Un tratto significativo della forte ripresa di consumi di energia ed emissioni di CO2 in Italia nel 2021 – sostiene l’Analisi – è che essa risulta decisamente più marcata di quella che si registra negli altri paesi dell’Eurozona, dove a fronte di un aumento del PIL del 5% si stima un aumento di consumi ed emissioni compreso tra il 2 e il 3%.

L’Analisi sottolinea, infine,  che sul fronte dell’innovazione l’Italia si colloca ai margini dell’Europa per le tecnologie low-carbon: l’esame dei più recenti dati di brevetto mostra una diffusa e spesso forte despecializzazione tecnologica, tranne che nel solare termico, dove si conferma un significativo vantaggio.

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