Situazione e prospettive delle rinnovabili

L’Agenzia europea dell’Ambiente ha pubblicato gli Annual Indicator Report Series, che esaminano se l’Unione europea e i suoi vicini immediati sono orientati a raggiungere entro il 2020 i tre obiettivi prioritari tematici (capitale naturale, efficienza delle risorse ed economia a basse emissioni di carbonio, salute e benessere) del settimo programma di azione in materia di ambiente.

Tra questi, un testo specifico affronta l’evoluzione delle energie rinnovabili e le loro prospettive di sviluppo oltre il 2020.

La quota di energia rinnovabile nel consumo finale lordo di energia dell’Unione – rileva lo studio – è aumentata continuamente tra il 2005 e il 2016, fino a raggiungere il 17% nel 2016, grazie a vari regimi di sostegno messi in atto dagli Stati membri, come tariffe di immissione, premi di immissione, sistemi di aste/appalti, quote, crediti d’imposta e sovvenzioni. La contrazione dei costi di produzione dovuta all’aumento dei volumi di produzione globali e ai progressi tecnologici, insieme a una riduzione dei costi di capitale, hanno anche svolto un ruolo importante nello sviluppo delle energie rinnovabili. Il fotovoltaico ha registrato la maggiore riduzione, con costi per chilowattora in calo del 73% tra il 2010 e il 2017.

L’elettricità solare, l’energia eolica, il biogas per il riscaldamento e la produzione di elettricità sono cresciuti più velocemente durante il periodo 2005-2016, non da ultimo in quanto queste tecnologie sono partite da bassi livelli iniziali. In termini assoluti, tuttavia, l’energia idroelettrica e i combustibili da biomassa (per il riscaldamento e la produzione di elettricità) potrebbero rimanere le più importanti FER singole fino al 2020, nonostante una diminuzione del loro contributo all’energia complessiva prodotta da fonti rinnovabili. Nel 2016, l’energia idroelettrica rappresentava il 15% e i combustibili da biomassa per il 56% del consumo finale lordo di energie rinnovabili. In termini di capacità installata e connessa di elettricità rinnovabile, nel 2016 l’Ue risultava seconda alla Cina.

Per quanto riguarda la nuova capacità installata – continua il documento – negli ultimi anni l’UE ha progressivamente perso terreno rispetto ai mercati non europei, come Cina, Giappone e gli Stati Uniti. Dal 2013, la quota dell’Europa negli investimenti globali nei progetti di energia rinnovabile è diminuita. Ad esempio, nel 2016 è diminuito di 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ciò ha riguardato non solo il calo dei costi tecnologici e di capitale, ma anche un rallentamento di alcuni Stati membri che hanno già raggiunto o quasi raggiunto i loro obiettivi del 2020, nonché alcune incertezze relative alla transizione a meccanismi di sostegno basati sull’asta. Per quanto riguarda i programmi di sovvenzione, nei primi mesi del 2010, i tagli delle tariffe di immissione in alcuni Stati membri applicati retroattivamente (vale a dire agli impianti esistenti) potrebbero aver causato il rallentamento di alcuni investitori, sostiene lo studio. Ciononostante, i programmi basati sulle aste hanno già sostituito le misure di sostegno iniziali basate su sussidi nell’UE e stanno spingendo i progetti di energia rinnovabile a diventare più competitivi in termini di costi.

Stime preliminari dell’Agenzia per l’Ambiente, per il 2017, mostrano che la quota di fonti energetiche rinnovabili nel consumo finale lordo di energia dell’UE aumenterà ulteriormente e raggiungerà circa il 17,4%, con un ulteriore peggioramento del tasso di crescita della quota di energie rinnovabili.

Nonostante ciò, nel complesso, l’aumento della quota di energie rinnovabili è stato finora più rapido del percorso obiettivo previsto dalla direttiva. Ciò significa che l’UE resta sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2020 anche se potrebbe essere necessaria un’azione aggiuntiva da parte degli Stati membri.

Alcuni governi europei hanno introdotto misure quali premi sui prezzi di mercato spot, gare competitive o tariffe incentivanti dipendenti dalla capacità per contribuire a proteggere e aumentare la penetrazione del mercato degli operatori.

Un’ulteriore diffusione delle FER oltre il 2020 – conclude lo studio – è fondamentale se l’UE intende raggiungere l’obiettivo di ridurre le sue emissioni di gas serra dell’80-95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990 – un obiettivo fondamentale per la visione del 7° Piano di azione a lungo termine di una crescita del carbonio disaccoppiata dall’uso delle risorse ben prima del 2050. I paesi dell’UE hanno già concordato nel giugno 2018 un nuovo obiettivo a livello europeo per le energie rinnovabili di almeno il 32% del consumo finale lordo di energia entro il 2030.

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