Ricerca e innovazione: la situazione in Italia

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha recentemente presentato la quinta edizione della “Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia. Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia, realizzata da tre Istituti del CNR (Irpps, Ircres e Issirfa) e con il contributo dell’Area Studi Mediobanca.

Lo studio – afferma il CNR – fornisce un quadro esaustivo sulla posizione dell’Italia in vari settori della scienza e della tecnologia, fotografando le trasformazioni in atto in un momento cruciale per il futuro del Paese. Analizza progressi, criticità e prospettive del sistema nazionale di ricerca e innovazione, visto come leva possibile non solo per la competitività economica, ma anche per la coesione sociale, la sostenibilità ambientale e il posizionamento dell’Italia nel contesto europeo e globale.

I sei capitoli – spiega nel dettaglio il CNR – offrono dati e studi di caso per orientare le politiche del settore, analizzando il trasferimento tecnologico con il PNRR, l’andamento dei brevetti e i cambiamenti nel sistema universitario e sono accompagnati in chiusura da grafici e tabelle che sintetizzano i principali indicatori su scienza, tecnologia e innovazione in Italia e in altri Paesi europei e non europei.

Il primo capitolo approfondisce lo stato di attuazione e gli effetti sistemici delle principali misure della Missione 4 del PNRR: “dalla ricerca all’impresa”. A maggio 2025, è stato rendicontato il 44% degli 8,5 miliardi concessi con l’obiettivo di rafforzare il trasferimento tecnologico tra università, enti di ricerca e imprese, e impiegati principalmente per il personale (60%). Questi investimenti hanno prodotto un impatto occupazionale significativo con oltre 12.000 nuovi ricercatori assunti, il 47% dei quali donne. Tuttavia, permane una forte incertezza sulla sostenibilità post-PNRR, data l’assenza di misure strutturali per garantire la continuità occupazionale e il consolidamento dei risultati raggiunti, e per la debole domanda di competenze elevate da parte dell’industria nazionale. La Relazione sottolinea la necessità di un’integrazione tra ricerca pubblica e politiche industriali per garantire la permanenza e l’utilizzo produttivo delle competenze sviluppate.

Il secondo capitolo, redatto dall’Area Studi Mediobanca, evidenzia un certo distacco tra le caratteristiche strutturali dell’accademia italiana da quelle dei partner europei: spesa pubblica inferiore alla media europea, corpo docente anziano, basso numero di laureati e scarsa attrattività internazionale. Il calo demografico e la mobilità verso l’estero aggravano il quadro, ponendo interrogativi sulla sostenibilità del sistema e sulla sua capacità di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.

Sempre all’analisi del sistema accademico è dedicato il terzo capitolo, che analizza l’impatto dei meccanismi di valutazione (Valutazione della Qualità della Ricerca – VQR – e Abilitazione Ricerca e innovazione: la situazione in ItaliaScientifica Nazionale ASN) sui comportamenti e strategie del corpo accademico. Se da un lato la valutazione ha contribuito ad accrescere la produttività scientifica e favorito l’uso di indicatori bibliometrici, dall’altro ha promosso una crescente standardizzazione dei comportamenti accademici, determinando un riorientamento di alcuni settori scientifici verso pratiche che non generano reali miglioramenti della qualità. Il capitolo conclude sottolineando la necessità di ripensare i sistemi di valutazione, orientandoli verso modelli più formativi e sensibili alle specificità disciplinari.

Il quarto capitolo, che prende in analisi i brevetti registrati presso l’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti nel periodo 2002-2022, colloca l’Italia in una posizione intermedia nella competizione tecnologica globale. Il Paese mantiene una solida presenza nei settori manifatturieri tradizionali (meccanica, trasporti, ingegneria industriale) ma resta in ritardo nelle tecnologie emergenti (digitale, biotech, IA). Si segnala una sempre più marcata fuga delle grandi imprese, che una volta erano i punti di forza della tecnologia italiana, dall’Italia. La crescente dipendenza da brevetti controllati da soggetti esteri segnala la necessità di rafforzare la sovranità tecnologica e le capacità nazionali di trattenere know-how e competenze.

Il quinto capitolo affronta il tema della parità di genere nei finanziamenti alla ricerca. I bandi PRIN 2022 e PRIN-PNRR 2022 rappresentano un punto di svolta, con un 41,3% di donne in qualità di Principal Investigator. Nonostante i progressi, permangono disparità nei settori STEM. La Relazione sollecita l’adozione di politiche strutturali e strumenti vincolanti, in linea con le migliori pratiche europee.

La presenza italiana nei programmi del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC), uno dei principali strumenti dell’Unione Europea per la ricerca individuale, viene infine analizzata nel sesto capitolo. L’Italia si distingue per numero complessivo di progetti, ma registra una bassa incidenza di grant senior e una forte concentrazione geografica. Secondo la Relazione, potenziare le infrastrutture di supporto e le politiche di reclutamento è necessario per consolidare la competitività scientifica e trattenere i talenti.

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