La qualità dell’aria in Italia

Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) ha recentemente presentato il rapporto “La qualità dell’aria in Italia. Edizione 2020”, in cui sono riportati lo stato e il trend della qualità dell’aria nel nostro Paese durante il periodo 2009-2019.

Lo studio mostra come a tutt’oggi vengano superati i valori limite e i valori obiettivo previsti dalla legislazione, per il materiale particolato, il biossido di azoto, l’ozono troposferico e il benzo(a)pirene in diverse parti d’Italia. Inoltre, gli obiettivi più stringenti dell’organizzazione mondiale della sanità sono ancora lontani dall’essere raggiunti.

I dati del PM10 relativi al 2019 evidenziano che il valore limite giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 35 volte in un anno) è stato superato in 111 stazioni, pari al 22% dei casi. Il valore di riferimento OMS giornaliero (50 μg/m3, da non superare più di 3 volte in un anno), è stato superato in 279 stazioni (54% dei casi). Nel 2019 i superamenti del valore limite giornaliero hanno interessato 24 zone su 81 distribuite in 10 Regioni. È stato registrato un solo superamento del valore limite annuale (40 μg/m3). Il valore di riferimento OMS annuale (20 μg/m3) è stato superato in 347 stazioni (65% dei casi). Nell’86% dei casi i superamenti sono stati registrati nel bacino padano.

Il valore limite annuale del PM2,5 (25 μg/m3) è stato rispettato nella quasi totalità delle stazioni. Risulta tuttavia superato nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio il valore di riferimento annuale della OMS pari a 10 μg/m3 (80% dei casi).

Per quanto riguarda l’ozono – continua il rapporto – nel 2019 l’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana (OLT) è stato superato in 296 stazioni su 322 pari al 92% delle stazioni con copertura temporale sufficiente; l’OLT è stato superato per più di 25 giorni in 179 stazioni (56%).

Le soglie di informazione e di allarme sono state superate rispettivamente in 161 (50%) e 34 stazioni (4%) su 322. I valori di concentrazione più elevati si registrano in prevalenza nel Nord Italia.

Per quanto riguarda il biossido di azoto, il valore limite orario (200 μg/m3, come media oraria, da non superare più di 18 volte per anno civile) è largamente rispettato e in nessuna stazione si sono registrati superamenti del valore limite. Il valore di riferimento OMS, che non prevede superamenti dei 200 μg/m3, è stato superato nel 2% delle stazioni con copertura temporale sufficiente.

Il valore limite annuale, pari a 40 μg/m3, che coincide con il valore di riferimento OMS per gli effetti a lungo termine sulla salute umana, è stato superato nel 5% delle stazioni.

Il valore obiettivo del benzo(a)pirene (1,0 ng/m3 come media annuale), è stato superato in 16 stazioni (10% dei casi).

Il 2019 – sottolinea il rapporto – sembra confermare l’andamento generalmente decrescente dell’inquinamento da particolato e biossido di azoto osservato negli ultimi dieci anni, sia nelle regioni del bacino padano che nel resto del Paese. Alcuni obiettivi ambientali previsti dalla normativa sono stati rispettati su tutto il territorio (valore limite orario del biossido di azoto) o si sono verificati superamenti in un numero molto limitato di casi che risultano decrescere nel tempo.

Per valutare in modo oggettivo il trend di medio periodo – rivela il rapporto – sono disponibili i risultati dell’analisi condotta con il metodo di Mann-Kendall corretto per la stagionalità, metodo statistico che consente di stimare in modo quantitativo la significatività e l’incertezza associata alla tendenza osservata.

Per il PM10 si osserva un trend decrescente statisticamente significativo nel 72% dei casi (268 stazioni di monitoraggio su 370; variazione annuale media stimata: -0,7 μg/m3y [-3,1 μg/m3y ÷ -0,1 μg/m3y]); sulla porzione di campione considerato per il quale è stato individuato questo trend decrescente statisticamente significativo, si osserva una riduzione media annuale del 2,5% (-6,6% ÷ -0,8%), indicativa dell’esistenza di una tendenza di fondo alla riduzione delle concentrazioni di PM10 in Italia.

Per il PM2,5 si osserva un trend decrescente statisticamente significativo nel 80% dei casi (101 stazioni di monitoraggio su 126; variazione annuale media stimata: -0,5 μg/m3y [-1,5 μg/m3y ÷ – 0,2 μg/m3y]). Sulla porzione di campione considerato, per il quale è stato individuato questo trend decrescente statisticamente significativo, si osserva una riduzione media annuale del 2,7% (-5,4% ÷ -1,1%).

Il biossido di azoto registra un trend decrescente statisticamente significativo nel 79% dei casi (331 stazioni di monitoraggio su 421; variazione annuale media stimata: -1,0 μg/m3y [-4,5 μg/m3y ÷ -0,1 μg/m3y]). Si osserva una riduzione media annuale sulla porzione di campione considerato per il quale è stato individuato questo trend decrescente statisticamente significativo del 3,2% (-13,0% ÷ -0,5 %).

L’ozono (O3), ha un profilo stagionale opposto agli altri inquinanti, con massimi nel periodo estivo, e non mostra un andamento evidente negli anni.

Riguardo al benzo(a)pirene il valore obiettivo (1,0 ng/m3), è stato superato in 16 stazioni (10% dei casi).

Il valore limite per il piombo e i valori obiettivo per il nichel e per il cadmio sono stati rispettati in tutte le stazioni di monitoraggio. Il valore obiettivo per l’arsenico è stato superato in una sola stazione.

Il rapporto presenta anche una ricca sezione di approfondimenti monografici tematici, che affrontano attraverso l’analisi di casi studio, quattro temi rilevanti:

– l’impatto di specifiche sorgenti e il source apportionment;

– il problema della valutazione dell’esposizione della popolazione;

– l’analisi delle serie temporali per la comprensione dei fenomeni atmosferici;

– il monitoraggio di inquinanti non regolamentati.

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