Regole nuove, ma quali garanzie?

Andrea Mariottini
Capogruppo C Assotermica

I requisiti di ecodesign (Direttiva 2009/125/CE – ERP) per diversi gruppi di prodotti omogenei sono già stati pubblicati in forma di regolamento o, come nel caso degli apparecchi per riscaldamento (lotto 1) e per la produzione di acqua calda sanitaria (lotto 2) sono stati recentemente approvati dal Regolatory Commitee. Dopo una gestazione lunga circa otto anni, nel caso di caldaie a gas e gasolio fino a 400 kW siamo ora in attesa della conclusione della procedura che, ragionevolmente, sarà completata entro la fine del 2013 – in questa ipotesi, indicativamente i regolamenti sarebbero validi entro la fine del 2015, cioè due anni dopo la loro pubblicazione su GUCE.

Risparmio energetico, contenimento delle emissioni e riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti, anche a fine vita, sono alla base dei requisiti dei nuovi regolamenti che, “alzando l’asticella” in termini di rendimento, escluderanno dal mercato i prodotti a combustione sprovvisti di dispositivi di recupero del calore di condensazione.
Sebbene questo comporti l’eliminazione di intere categorie di prodotti dai cataloghi, dal punto di vista industriale i produttori sono già preparati a questa evoluzione normativa. Lo stesso non si può dire per la filiera e, soprattutto, per i proprietari degli edifici dove sono oggi installati generatori di calore di tipo “tradizionale”.
Nella realtà nazionale circa l’80% del mercato è oggi dedicato alla sostituzione delle caldaie esistenti. In prospettiva, le principali problematiche tecniche interesseranno prevalentemente:
– la realizzazione dei sistemi di scarico a parete dei prodotti della combustione, fattispecie prevista da un recente articolo del “Decreto sviluppo” in caso di impossibilità di realizzazione del condotto di scarico sfociante in copertura;
– l’installazione di caldaie a camera aperta in caso di edifici con canne collettive ramificate per le quali, su richiesta dei produttori italiani, è stata accordata una specifica deroga che, però, entro 5 anni dall’entrata in vigore dei regolamenti, potrebbe essere vanificata per effetto delle più stringenti regole in tema di riduzione delle emissioni.
In quest’ultimo caso, da parte dei singoli sarà necessario ricorrere a modelli a condensazione con scarico a parete o, in caso di interventi a livello condominiale, risanare le canne fumarie esistenti installando condotti collettivi in pressione – soluzione già in uso in molti paesi europei e che, nel nostro, richiederebbe un aggiornamento delle norme tecniche.
Di conseguenza, quali scenari si aprono?
Se gli obiettivi comunitari di incremento dell’efficienza energetica e contenimento delle emissioni climalteranti saranno effettivamente condivisi dal nostro paese, sarà necessario sostenere il processo di sostituzione degli apparecchi esistenti con formule incentivanti più incisive rispetto a quelle attualmente in vigore.
Queste, alla prova del mercato, non stanno favorendo la diffusione dei generatori a condensazione. Il rischio concreto, infatti, è che i proprietari di apparecchi tradizionali tendano a mantenerli in attività il più a lungo possibile, rallentando il naturale ricambio causato dall’obsolescenza.
In generale, però, la vera criticità riguarda la mancanza della certificazione di parte terza circa il rendimento dei generatori che, nonostante le pressioni da parte dei produttori, non sarà obbligatorio come già avviene per gli apparecchi elettrici destinati al riscaldamento e alla produzione di acqua calda sanitaria, come le pompe di calore. L’unica eccezione è rappresentata dai rendimenti in riscaldamento delle caldaie, per le quali rimangono in vigore la certificazione di parte terza prevista dalla Direttiva 92/42/CEE.
Sempre a partire dall’entrata in vigore dei nuovi regolamenti, per effetto della Direttiva 2010/30/CE – Labeling, i dati riportati sull’etichetta che accompagnerà questo tipo di prodotti saranno sotto l’esclusiva responsabilità dei produttori, lasciando ampi margini di discrezionalità ai fabbricanti e creando una situazione di scarsa chiarezza tecnica circa le prestazioni dei prodotti immessi sul mercato.
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