Il futuro della climatizzazione

Ing. Lorenzo Strauss
T.E.S.I. Engineering

Negli ultimi 15 anni le tecnologie di generazione del calore da fonti fossili, e in particolare da gas naturale, hanno conosciuto uno sviluppo importante: bruciatori premiscelati, controllo elettronico della combustione, ventilatori a regime di rotazione variabile, controllo automatico dell’eccesso d’aria, ampio campo di modulazione, separazione dei ritorni “caldi” e “freddi”, organizzazione dei flussi fumi-acqua in perfetta controcorrente, efficace protezione contro la corrosione… Dopo aver aggredito l’insperato “tesoretto” del contenuto latente dei fumi, questi accorgimenti hanno portato i gruppi a condensazione oggi in commercio molto vicini ai limiti teorici di efficienza energetica: difficilmente i nostri nipoti beneficeranno di caldaie molto più performanti delle attuali.

Nel contempo, su un altro fronte una serie di circostanze favorevoli ha promosso una progressiva diffusione e un crescente sviluppo delle pompe di calore: l’affermazione di terminali di riscaldamento a bassa temperatura, la crescente richiesta di unità reversibili per climatizzazione estiva, l’assenza di processi di combustione e la remotizzazione delle relative emissioni dai centri abitati, ecc. Tutto ciò attira crescente interesse verso una tecnologia, che permette uno sfruttamento -per quanto parziale- di fonti rinnovabili, quali l’aero, l’idro e la geotermia, per usare la terminologia usata dal “Decreto Romani”.
Ma, diversamente da quello delle caldaie, in questo settore della termotecnica, le prestazioni delle unità attuali si collocano all’incirca alla metà dei valori teorici: esistono dunque ampi spazi di miglioramento a disposizione, che la tecnologia sta affrontando con grande decisione.
Il dimensionamento degli scambiatori, lo sviluppo dei compressori, il perfezionamento dei cicli termodinamici prospettano un incessante miglioramento delle prestazioni. Un decisivo supporto deriverà dall’elettronica, per i processi sia di controllo e ottimizzazione, che di potenza: si pensi alle prospettive aperte nella modulazione di potenza dall’abbinamento di compressori con convertitori statici di frequenza.
Benché tutte queste valutazioni vadano eseguite con il necessario rigore (si devono considerare gli assorbimenti di tutti gli ausiliari, i comportamenti ai regimi parziali, le perdite di efficienza per sbrinamento…), il futuro sembra destinato a decretare l’inevitabile affermazione delle pompe di calore a detrimento delle più tradizionali caldaie, ormai condannate a una ineludibile obsolescenza, almeno per la gran parte del comparto civile.
Ciò non equivale affatto all’automatica espulsione dei tradizionali generatori di calore dal mercato: essi manterranno ancora un ruolo insostituibile nella generazione ad alta temperatura, nella copertura dei picchi, nel caso di utilizzi sporadici, nel ruolo di unità di scorta, nel mercato di sostituzione.
Ma per la climatizzazione del patrimonio immobiliare in via di riqualificazione, difficilmente la “buona e vecchia caldaia” potrà contrastare l’inarrestabile avanzata di una tecnologia ancora relativamente giovane, e destinata ad un esasperato processo di perfezionamento e di industrializzazione, che ne migliorerà prestazioni e costi; con beneficio dell’ambiente, del portafoglio e senza sacrifici per il comfort.
Per queste ragioni le pompe di calore rappresentano, ad oggi, il futuro della climatizzazione.
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